giovedì 16 novembre 2017

Ma chi mi credo di essere

Ieri sera ho studiato. Il mio lavoro richiede un continuo aggiornamento e io mi applico molto: ho guardato una puntata di superpigiamini. 
E' per lavoro, ho detto a mio figlio piccolo. Certo certo, mi ha risposto lui.

Stamattina un bambino e due bambine giocavano a rincorrersi, li osservavo e in due secondi ero   anch'io dentro al mondo fantastico che li circondava. Poi una bambina ha detto: Io sono Gufetta e combatto contro i malvagi! Venite! E io, fresca fresca di aggiornamento e sicura di me, ho detto al maschietto: Allora tu sei Gattoboy! E state giocando ai superpigiamini! 

La bambina si è fermata, mi è venuta davanti e, con gesto eloquente della mano, mi ha detto NO, noi non siamo i superpigiamini. 

Ah, scusa, no, è che io credevo...

Poi è tornata a sconfiggere il male.





mercoledì 15 novembre 2017

monologo

In fondo io voglio solo una vita tranquilla.

MBUAHAH.

Che cazzo dici.

domenica 12 novembre 2017

di pomeriggi di verità

Oggi sono stata con mia mamma a sentire un filosofo che ha fatto un intervento, Fare la verità, all'interno di una rassegna su Realtà e mondi possibili, davvero interessante, un'ora e mezza densissima come sanno fare i filosofi e, a parte il fatto che io e mia mamma eravamo un pochetto ubriache perché avevamo preso un punch all'arancia, ma siccome non siamo abituate a bere, siamo uscite dal bar che non riuscivamo ad andare dritto e Per fortuna che la sala della conferenza è vicina, mi ha detto mia mamma, e mi ha dato anche Tu sei pazza a farmi bere, ma sono 35 gradi, come la grappa, pazza, e giù a ridere, siamo arrivate là che avevo male alla pancia dal ridere, a parte questo fatto dell'ubriachezza, che per fortuna che quando abbiamo incontrato delle persone che conosciamo siamo riuscite anche a essere composte, a parte questo fatto, devo dire che ad un certo punto, mentre parlava, il filosofo, e diceva cose densissime, ha lasciato come buttata lì una frase, buttata lì come niente, così come fanno i filosofi, che buttano lì delle verità, come fosse niente, una dietro l'altra, che non fai in tempo a ragionare su una che ti è entrata dentro come una lama nel burro, che lui ne ha già dette altre, che però hai perso, per forza, come fai, tutta quella roba in poco tempo, non puoi, e la frase buttata lì come per caso è stata questa: "[...] va detto che comunque non siamo felici perché non siamo scemi [...]", e io e mia mamma, quasi uscite dall'ubriachezza, ci siamo guardate e sentite anche intelligenti, ché prima, al bar, davanti al punch, s'era detto che non è depressione, è più malinconia, una tristezza che ti viene, ma ogni tanto eh, non sempre, quando è brutto tempo, per esempio, che quando c'è il sole già passa, una malinconia che ti prende, anche a te? sì, siamo un po' tutti così, ci eravamo dette, e il filosofo, non lo sapeva, ma ci ha fatto un complimento.

venerdì 10 novembre 2017

di improbabili nostalgie

E non è per il vapore caldo sulla faccia, e nemmeno per la cannuccia su per il  naso. Non è nemmeno perché poi sto meglio o per il pacchetto di patatine-premio che prendo dopo, alle terme. E neanche per le chiacchierate con i bambini o gli anziani. No, la dipendenza la sto maturando perché andare dall'altra parte della città, in questo autunno colorato e caldo, in auto, e tornare via mare, lontana dal traffico, scorrendo la fila di hotel nuovi luccicanti da una parte e l'unica luce di negozietti ancora aperti dall'altra, nel buio di una riviera silente ormai fuori stagione, ecco, questa cosa qui, questo tempo silenzioso tutto mio, questa deviazione dal solito, questo rito lungo che sembra non finire mai, mi mancherà. 

Siamo a meno 3.

(Ma il fischio è ancora lì)

sabato 4 novembre 2017

ma l'arte, cos'è?

Eravamo a Venezia ma non ne racconto niente perché troppa roba e tutta quella roba, Venezia compresa, ha bisogno di tempo, dentro un solo cervello, per tradursi in roba da dirne. 

Invece una cosa che posso dire è che al negozio, a Venezia, fuori l'Arsenale, ho visto un libro di Isgrò e in questo libro c'era la foto di una sua opera, note musicali sparse su una pagina bianca e mi è venuto in mente un ricordo di quando ero in prima elementare che secondo me è degno di nota, e il ricordo è questo: la maestra fa un dettato e quando finisco le porto il dettato alla cattedra e lei dice Tutto giusto un po' arrabbiata e dice che non ho messo nessun puntino sopra le i, Vai subito a riempire la pagina di puntini, mi dice.

Io sono tornata al banco e senza nemmeno sedermi ho pesato Che problema c'è? ho preso l'ultima pagina del quaderno, la penna e l'ho riempita di puntini, random. Mi sono anche chiesta se sarebbero bastati e ne ho aggiunti un altro pochettino, di puntini.
Poi sono tornata da lei e le ho fato vedere la pagina. Lei mi ha detto Cos'è? e io le ho detto E' la pagina di puntini e lei prima si è arrabbiata, e io non ho capito perché, e poi mi ha detto che dovevo farli sulle i, i puntini, e poi si è messa a ridere e mi ha detto Va bene dai, vai; però era un po' scocciata. 

Col senno di poi, due riflessioni, la prima: poveretta la maestra, quante ne avrà dovute vedere. La seconda, poveretta me, che artista inconsapevole e incompresa.

Ah, non so cosa sia l'arte ma secondo me non lo sa nessuno.

lunedì 23 ottobre 2017

cose che ti svoltano un pomeriggio

Oggi avevo il numero 51, per le insufflazioni, e era pieno di bambini che scorrazzavano davanti all'ambulatorio. Uno di questi, Cristian, un segretario perfetto, età 5 anni, correva a chiedere il numero a tutti e poi li avvertiva quando era il loro turno. Lui era il 52, Sei dopo di me, gli ho detto. Sono dopo di te, mi ha detto. Più di una volta.

Poi gli ho chiesto Come ti chiami? Mi ha detto Indovina. E io ho iniziato a sparare nomi e poi mi ha detto MA NO! Io mi chiamo Cristian. E tu? Io Lia, piacere, sei un segretario perfetto.

Poi ho dovuto indovinare il suo secondo nome, Era del mio bisnonno, mi ha detto. Era il nome di un prete, ci ha detto (perché eravamo diventati tanti a provare a indovinare). Era il nome di quello lì che era un papà importante... Francesco! dice una signora. No, un papà di tanto tempo fa... Giuseppe! dico io. E sì, il suo secondo nome è Giuseppe.

Poi abbiamo dovuto indovinare il primo e secondo nome di sua sorella (Aurora) e il secondo nome, mi ha detto, inizia per A e finisce per A, è un nome gentile. Agata, dico io. NO! Agata, quella lì, è la mia amata. Ah, ho detto io.

Poi si è inserito un altro piccoletto, nel gioco, e mi ha detto Indovina il mio. Io ho iniziato a dire nomi, mi ha detto Il mio è corto! Allora ho detto Luca! e lui mi ha detto Fuochino! e io zitta, niente, ci ho anche pensato, ma che indizio è.
DIEGO! mi ha detto. 
Ma ovvio, ma come ho fatto a non capirlo. 

Ma, tipo, Luca, dico io, è per caso un tuo amico? Sì, mi dice lui, quello con i capelli gialli rotondi.

Però il secondo nome di Aurora, quello gentile, alla fine non l'ho saputo.




martedì 17 ottobre 2017

epilogo

E quando sono arrivata là convinta che l'avrei passata liscia e m'han detto che No, la cannuccia non è di lattice, è plastica, SI POTE FARE, volevo svenire ma son stata forte e ho anche dissimulato contentezza ma non ci hanno creduto, che ero contenta. 

La dottoressa bellissima giovanissima bravissima gentilissima dolcissima Ma quanto dura? Dura molto? Io ho un po' pauretta! No no no, pochissimo, un minuto ad orecchio (UN MINUTO? LEI E' PAZZA) mi ha infilato la cannuccetta (che fastidio che fastidio) e ha insufflato l'aria (che bruciore che fastidio) e Lo sente il suono dell'aria? Sì sì sì lo sento (che fastidio che impressione) e a sinistra? no no no no sì sì adesso sì, c'è tappo eh, a sinistra, e sì, sono sopravvissuta ma ho avuto tanta tanta paura.  

Sono andata via e poi sono tornata dopo poco perché avevo lasciato lì la cartelletta. Ho visto uscire dalla stanzetta degli orrori un bambino di tre anni. Rideva.

Epico. Stima fratello.




lunedì 16 ottobre 2017

mo seh

Quindi ho fatto la visita al talassoterapico per le terapie e niente, viene fuori che devo fare le insufflazioni. Ho chiesto a un mio alunno di cinque anni che le ha fatte se fanno male e lui mi ha detto sì, molto, ma io sono stato tanto tanto coraggioso. 
Ecco, io no, tesoro. Io no.

Infatti è dalle cinque di oggi pomeriggio, ora in cui ho scoperto che dovrò fare queste insufflazioni su per il naso fin giù nelle orecchie, che c'ho dentro come un magone.

Poi a cena si parlava di operazioni chirurgiche e a me è venuto in mente che se dovessero operare me dovrebbero creare una sala "lattice e gomma free" perché io sono tutta speciale e sono allergica al lattice e alle gomme. Nonostante la cosa sia certificata e tutto il resto, me ne dimentico sempre e infatti la prima lezione di pilates la ragazza bravissima ci ha dato un palloncino e ci ha detto di soffiare dentro e di sentire che addominale usavamo e io ho soffiato dentro una due tre volte e poi ho finito la lezione di pilates che sembravo la Dellera.

L'inverno scorso ho fatto l'aerosol e poi mi son tolta la mascherina e ero tutta viola in faccia che sembravo un panda viola. 

E però quando l'otorino oggi mi ha chiesto: signora, lei ha allergie? Io ho detto: mmhhh, no. 
Quella al lattice è un'allergia che tendo a dimenticare, chissà poi perché.

Solo che a cena, parlando di operazioni eccetera, il mio cervello ad un certo punto ha fatto uno più uno uguale due e ha pensato: Capperini, ma l'insufflazione con che cannuccia la fanno? NON LA FARANNO MICA CON UNA CANNUCCIA DI LATTICE EH? OH, CHE GLI MUOIO DAVANTI! NUOOOOOOOOOAAOO! NON SCHERZIAMO! 

MO SEH! ZTE! MBEH!

D'un tratto la giuoia: non possono insufflarmi! 

Domani vado, vediamo. 

Ma dovranno cambiarmi terapia.

(Però intanto ho fatto il mio primo esame audiometrico e ci sento benissimo).




giovedì 12 ottobre 2017

Pensa a un animale

La calante. In la calante. L'acufene, il suono continuo che ho nella testa, è in la calante. Io credevo che fosse in si bemolle, invece un amico mi ha detto Prova a farlo? e io l'ho cantato, e lui con il cellulare, che fa anche da accordatore (ma pensa te), mi ha detto così, che è in la calante. 
Usate me per accordare gli strumenti.

Sarà il cerume, mi faccio fare il lavaggio delle orecchie per toglierlo. Non era il cerume.

Sarà il catarro, ho appuntamento lunedì al talasso terapico con un otorino e poi inizio le terapie.
Vedremo. 

Intanto, però, una sera che ero da sola in casa, capita quasi mai, mi son seduta sul divano al buio, in silenzio (silenzio... io il silenzio non so più cos'è) e mi son detta Adesso voglio proprio sentirlo bene questo suono in la calante che mi tormenta nella testa da maggio, ininterrottamente, giorno e notte, voglio prendere confidenza,  metti caso ci debba convivere per sempre.

E mi sono messa lì ad ascoltare, in meditazione, seduta con le gambe incrociate, da sola, al buio.

Sibilo. Continuo. Forte. Acuto. Nel centro della testa. Sibilo. In la calante.

Quando ho chiesto a mio figlio se anche lui lo sente mi ha detto Certo che lo sento! E io gli ho detto Ma non ti dà fastidio? e lui mi ha detto Ma no! non potrei mai stare senza! E' il suono del silenzio, mi tiene compagnia da sempre! Senza, impazzirei.

Io amo il buio e il silenzio totali, TOTALI. A volte mi chiudo negli stanzini bui e sto (stavo) lì a godere del niente, per dire. 
Come siamo diversi.

E insomma, mentre sono lì seduta al buio che ascolto questo concerto nella mia testa in un unica nota, la calante, cado in un profondo stato di concentrazione e chiedo al mio io di mandarmi, per favore, il motivo di questo suono, se mai fosse psicologico.

Mi è apparsa una scimmia appesa ad un ramo che dondolava, serena e divertita.

Ok, parliamo di questa immagine. E' il mio io profondo? E' il mio animale guida? E' la risposta al sibilo?

Lascio la scimmia penzolare e provo a fare delle vibrazioni con la voce, un suono nasale che fa vibrare il palato (non so in che altro modo spiegarlo, tipo creare un ronzio nel cranio) per capire se queste vibrazioni in qualche modo, scontrandosi con la vibrazione dentro la testa, la mettano ko. Mentre faccio questa specie di emissione, in effetti, il suono non lo sento e appena smetto sembra affievolito. Sono felice. Vittoria!
E invece poi ricomincia.

Ma torniamo alla scimmia che penzola dal ramo, al mio io profondo o forse al mio animale guida.

L'ho guardata penzolare, ho riflettuto un po', ho cercato di essere moto sincera con me stessa, ho accantonato le banalità che suonavano un po' da scuse e alla fine forse ci sono: evitando di pensare che sia il mio inconscio che mi prende bellamente per il culo, è possibile che il messaggio della scimmia possa essere che devo darmi un po' di più al divertimento, al gioco e allo svago fine a se stesso?
(Cioè non lo fai? No, non lo faccio).

Vado a cercare un albero.





lunedì 2 ottobre 2017

di sfoghi e brutture che non si addicono a una signora come me ma quando ci vuole ci vuole

Io, che sono nata nel novecento, tutte queste password. 

Vaffanculo.